top of page

9 settembre 1943: inizia la Resistenza










L’appello di Gaetano Invernizzi

Nel settembre 1943, la caserma Sirtori di Lecco (attualmente sede della Questura), ospitava parte del Reggimento V Alpini, sfollato da Milano dopo il bombardamento della caserma principale. Nei pressi della caserma, la sera dell’8 settembre tenne un discorso Gaetano Invernizzi, uno dei principali esponenti lecchesi del Partito Comunista, già detenuto politico e da poco liberato dal carcere fascista. Gaetano Invernizzi chiamò la popolazione e i soldati a prendere la via dei monti, ad armarsi e combattere per respingere l’occupazione tedesca e impedire il ritorno del fascismo. Già dalla stessa sera i soldati cominciarono ad abbandonare la caserma e il mattino successivo si presero accordi col comandante, colonnello Varusio. Secondo i patti, gli alpini lasciarono l’edificio e i partigiani vi entrarono, prelevando armi e quanto più materiale possibile, subito seguiti dalla popolazione civile, la quale saccheggiò la caserma fino all’arrivo delle truppe tedesche.


Le prime formazioni

Quando l’8 settembre, reso noto l’armistizio, il Re e lo Stato Maggiore fuggirono e tutto sembrò crollare, agli antifascisti già attivi e a tutti gli italiani si pose, drammaticamente, la necessità di scegliere.
Come ha scritto Claudio Pavone: “Eventi grandi, eccezionali, catastrofici, pongono i popoli e gli uomini davanti a drastiche opzioni e fanno quasi di colpo prendere coscienza di verità che operavano senza essere ben conosciute o la cui piena conoscenza era riservata a pochi iniziati”.
La prima risposta, ancora confusa nelle prospettive ma chiara nella scelta, venne dai militanti politici e dai soldati, reduci dai fronti o sbandati in Italia dopo il collasso dell’esercito. Furono  loro a costituire già nel settembre 1943 i primi gruppi, che ancora non erano formazioni organizzate.


Sulla base degli studi pubblicati è possibile ricavare un elenco, molto probabilmente incompleto, che annovera gruppi dislocati:  
• ai
Piani Resinelli, dove tra gli altri salì il colonnello Varusio, comandante della caserma Sirtori di Lecco; 

• sul Resegone a
Campo de’ Boi, dove prese posizione una formazione cosiddetta ‘badogliana;

• in
Erna, dove salirono i comunisti Gaetano Invernizzi, Vera Ciceri, Renato Carenini e Gianni Citterio, arrivato da Monza e dove, durante il rastrellamento dell'ottobre 1943, ci fu una delle prime battaglie della Resistenza italiana; 

• sulle
Grigne, dove un  gruppo di militari sbandati costituì il primo nucleo di una formazione autonoma che andrà poi sotto il comando del colonnello Galdino Pini e diventerà la 89^ Brigata Garibaldi ‘Giovanni e Giuseppe Poletti’; 

• sul
San Genesio, dove salirono i militari dell’autocentro di Oggiono, guidati dal loro capitano Arnaboldi e ai quali si unirono sbandati ed ex prigionieri orgnizza-ti da Renato Saverio, antifascista milanese sfollato a Lurago d’Erba;

• a
Giovenzana, sulle pendici del San Genesio dove un gruppo di sbandati e di ex prigionieri di guerra venne accolto dal parroco don Riccardo Corti e sostenuto dalla popolazione del piccolo paese;

• in
Valsassina furono Francesco Magni e gli ufficiali alpini Piero Magni, Mario Cerati e Giovanni Battista Todeschini ad avviare una prima forma di organizzazione degli sbandati;

• lo stesso avvenne a
Bellano e a Dervio, dove i punti di riferimento erano il colonnello Umberto Osio e la famiglia di Antonio Cameroni, vecchio antifascista i cui figli Ugo e Renato saranno partigiani combattenti; 

• a
Ponte Lambro, tra Erba e Lecco, dove un gruppo autonomo si raccolse attorno a don Giovanni Strada, parroco del paese, a Franco Fucci, ufficiale del 5° Alpini sfollato a Lecco e a Giancarlo Puecher, ventenne, prima Medaglia d’Oro della Resistenza;
 
• sui
Corni di Canzo, dove si attestò un nucleo di giovani, sostenuti  materialmente dal gruppo di Giovanni Re, antifascista di Seregno, che già aveva subito il confino politico e che, arrestato nel dicembre 1943, venne deportato a Flossemburg, dove morì; 

• a
Merate, dove i fratelli Vincinelli (Gian Carlo e Franco) e Gerosa (Arturo e Angelo) radunarono il primo gruppo d’azione;

• a
Rovagnate, dove il tenente Cella organizzò un gruppo di soldati sbandati, cui si unirono ex prigionieri di guerra fuggiti dal campo di prigionia di Grumello al Piano (Bergamo); 

• a
Olgiate - Calco, dove il tenente degli alpini Giuseppe Ripamonti riunì una decina tra giovani ed ex soldati;

• sui monti alle spalle di
Calolziocorte, dove già il 9 settembre un gruppo di sbandati era accampato alla capanna Monza e stava per attivarsi la rete di collegamento coordinata dal dottor Zannini;

• nella città di
Lecco, dove gli esponenti dei partiti Socialista, Popolare, Comunista e Repubblicano costituirono prima un ‘Comitato di azione antifascista’ e poi, nel novembre 1943, il primo Comitato di Liberazione Nazionale ‘ufficiale’, cioè riconosciuto dal CLN di Milano. Al Colonnello Umberto Morandi venne affidato il comando militare, che in quella fase significava dare un minimo di organizzazione agli uomini che si erano rifugiati sulle montagne.  

Nel frattempo:
• si costituì, prima in modo spontaneo e poi sempre più organizzato, una rete di aiuto per ebrei, ex prigionieri di guerra, ricercati politici che cercavano la salvezza espatriando in Svizzera (vedi sezione specifica);


• nelle fabbriche tornò in clandestinità, senza smobilitare, il movimento che dopo il 25 luglio aveva riattivato le Commissioni interne e il radicamento antifascista nelle luoghi di lavoro diventò un obiettivo della Resistenza (vedi sezione specifica).



Biografia di Gaetano Invernizzi

Nato ad Acquate (Lecco) l’11 ottobre 1899, figlio di tappezzieri di Acquate e tappezziere egli stesso, di famiglia radicale, conosce durante la prima guerra mondiale le miserie del proletariato e ritorna dal fronte avendo compiuto una scelta socialista.
È tra i più decisi oppositori dello squadrismo fascista e vittima di violenze, tanto da esser costretto a emigrare in Francia prima ancora della marcia su Roma.
Raggiunto a Parigi dalla fidanzata,
Francesca Ciceri (vedi biografia), prima si avvicina e poi, dal 1931, aderisce al Partito Comunista, di cui diventa militante attivo.
Entrato nella struttura clandestina del partito, torna con Francesca più volte in Italia con documenti falsi; prendono contatti e tessono le fila della cospirazione - con un breve intervallo in URSS dove partecipano a un corso politico-militare - fino all'arresto che avviene a Milano nell'estate del 1936. Processati, saranno condannati, Gaetano a 14 anni, Francesca a 8, dal Tribunale speciale fascista per la difesa dello Stato.
Alla caduta del fascismo, Gaetano Invernizzi viene liberato e torna a Lecco nell’agosto 1943; all'annuncio dell'armistizio dell'8 settembre 1943, in un discorso tenuto nei pressi della caserma Sirtori chiama la popolazione alla lotta contro i nazifascisti. Con Vera sale in Erna dove costituisce la formazione ‘Carlo Pisacane’, di cui diviene commissario politico.
A seguito del rastrellamento nazista dell’ottobre 1943 che scompagina la ‘Carlo Pisacane’, Gaetano Invernizzi e Vera Ciceri si stabiliscono Milano, dove continuano la lotta antifascista.
Invernizzi entra nella redazione de ‘La fabbrica’, giornale della federazione comunista milanese e nel Comitato sindacale come rappresentante del PCI. In questo ruolo, è tra gli organizzatori degli scioperi del marzo 1944.
A Liberazione avvenuta, assume ruoli di grande rilevanza: nel 1945 è uno dei dirigenti della Camera del lavoro di Milano, di cui nel 1947 diventa Segretario generale. Dopo un mandato parlamentare (deputato per il PCI nella prima legislatura), viene chiamato da Giuseppe Di Vittorio a Roma a dirigere il Sindacato degli alimentaristi, ma nel 1954 si deve dimettere perché il cancro che lo affligge avanza inesorabile. Muore a Milano il 23 marzo 1959.













Testimonianza di Vera Ciceri
 (.pdf - 1,74 MB)


Targa storico-didattica "9 settembre 1943: inizia la Resistenza" (.pdf - 2,29 MB)
(Lecco, Lungolario Isonzo - angolo via Nullo)

Testo della targa (.pdf - 49 KB)

La caserma Sirtori (sulla destra) alla fine degli anni Trenta
Gaetano Invernizzi in Erna nel primo dopoguerra
Gaetano.Invernizzi.jpg
Ottobre 1943 - La capanna Stoppani distrutta dai nazifascisti durante il rastrellamento
Ottobre 1943 - I piani d’Erna dopo il rastrellamento nazifascista
Logo ANPI - 80° anniversario della Resistenza
Logo ANPI nell'80° anniversario della Resistenza

Indirizzo sede: Comitato provinciale ANPI - via Mentana, 77 - 23900 Lecco. Tel. 0341 251361 e-mail: segreteria@anpilecco.it Per venire a visitare l'archivio, telefonare ad ANPI oppure presentarsi nella sede dell'Associazione il lunedì e il giovedì dalle 10 alle 12. Copyright 2023 - Tutti i diritti riservati - ANPI Lecco C.F. 83010310130

bottom of page